Transtibiali

Temporanee e definitive

Sancita la netta superiorità del sistema endoscheletrico su quello esoscheletrico (parte introduttiva Protesi di arto inferiore), in questa sezione verrà illustrato tutto il mondo delle protesi transtibiali modulari o endoscheletriche.

Le protesi transtibiali modulari possono essere distinte tra temporanee e definitive.

Al fine di consentire all’amputato il recupero in tempi brevi della stazione eretta e della deambulazione, dopo l’amputazione può essere applicata una protesi temporanea endoscheletrica. Essa è utile non solo ai fini di una buona rieducazione e per il reinserimento sociale dell’amputato, ma è importante anche per stabilire se l’amputato stesso è in grado di riprendere a camminare.
La differenza sostanziale tra protesi temporanea e protesi definitiva è rappresentata dall’invasatura che, nel caso delle prime, deve adeguarsi alla crescente diminuzione volumetrica del moncone (riduzione dell’edema postoperatorio), fino al raggiungimento del suo volume definitivo. L’invasatura, quindi, è personalizzabile ed, in genere, è disponibile in diverse misure tra le quali viene scelta quella che più si avvicina alle dimensioni del moncone. L’invasatura così ottenuta fornisce due vantaggi: gli adattamenti successivi, fino alla realizzazione di quella definitiva, sono più semplici e rapidi; è anche possibile l’impiego di cuffie dal comfort elevato come quelle di “nuova generazione”.
La sospensione della protesi al moncone è ottenuta con un cinturino soprarotuleo o una ginocchiera di sospensione. Lo scheletro della protesi è costituito dalla stessa struttura tubolare che sarà usata nella definitiva. Anche il piede protesico applicato dovrebbe essere quello previsto per la protesi definitiva per “garantire analoghi livelli di funzionalità".


Protesi transtibiali modulari definitive

La protesi è caratterizzata da uno scheletro, con funzione portante, inserito tra invasatura e piede protesico. La sua peculiarità è rappresentata dalla presenza, al livello del piede e dell’invasatura, del “sistema registrabile di allineamento”. Esso è costituito da due moduli: il “maschio”, a forma tronco-piramidale e la “femmina”, caratterizzata da 4 viti a brugola (poste a coppie contrapposte sul piano frontale e su quello sagittale), che bloccano la piramide e consentono, scorrendo sulle sue pareti, i movimenti di flesso-estensione e di ab-adduzione di un componente rispetto al successivo.
L'invasatura è l’alloggiamento del moncone. L’invasatura deve assolvere il duplice ruolo di:
- trasferire i carichi (peso corporeo) fra struttura portante della protesi e struttura anatomica, ottimizzando la distribuzione di carico sul moncone e mantenere la protesi a contatto con il moncone, facendone un tutt’uno durante tutte le fasi del cammino. Essa deve, infatti, aderire perfettamente al moncone per evitare un possibile sfilamento durante la fase di swing del cammino;
- contenere e proteggere il moncone: essa può essere considerata il vero motore della protesi.
E’ indispensabile pertanto, che sia progettata correttamente sia dal punto di vista anatomico che biomeccanico. Ogni movimento relativo che si genera tra moncone ed invasatura riduce considerevolmente il controllo della protesi in quanto provoca insicurezza sia nelle fasi d’appoggio che di lancio e quindi gravi difficoltà nella deambulazione.
L’invasatura, in base alla consistenza delle sue pareti, può essere di due tipi: rigida e flessibile. Fino agli anni ’80 i materiali utilizzati per la costruzione dell’invasatura rigida erano: resine di laminazione, polipropilene e, anche se ormai raramente, il legno. L’invasatura in questo caso, per la sua costruzione, utilizza un modello di gesso del moncone, ottenuta tramite due processi di lavorazione:
- la laminazione, mediante la quale più strati di tessuto tubolare elastico,ricoprenti il modello di gesso positivo, vengono impregnati con una resina termoindurente. Al termine, otteniamo un’invasatura rigida, resistente ma a pareti sottili e quindi leggera;
- la termoformatura, durante la quale, da una lastra di propilene riscaldata in forno, viene adattata sul modello positivo in gesso.
Nel 1983 l’islandese Ossur Kristinsson, presentò un nuovo sistema ad invasatura flessibile utilizzabile per tutti i livelli d’amputazione. L’invasatura flessibile è costituita:
- da un telaio portante rigido (realizzato con fibre di carbonio laminate) che assolve la funzione di trasferire il carico allo scheletro della protesi; - da un’invasatura (realizzata in polietilene) a pareti flessibili, trasparente, inserita nella struttura portante, che ha la sola funzione di contenere e proteggere il moncone.
Il vantaggio principale di questo tipo d’invasatura è il comfort. Infatti, con essa è possibile disporre di un’invasatura le cui pareti elastiche sono in grado di adattarsi alle variazioni di volume del moncone dovute, ad esempio, alle contrazioni muscolari, con possibilità di ripresa della tonicità muscolare del moncone. Gli svantaggi invece, sono legati essenzialmente al costo elevato ed alle ridotte possibilità d’adattamento che l’invasatura consente una volta costruita.
Strettamente legato alla funzionalità dell’invasatura, è il suo sistema di sospensione o d’ancoraggio, cioè il mezzo con cui si evita che essa, sotto l’azione della gravità e delle forze d’inerzia, si possa sfilare dal moncone durante la fase oscillante del passo. I moderni sistemi di sospensione sfruttano in genere, particolari sporgenze ossee.

DIVISIONE ORTOPEDIA - PROTESI
© 2016 REHA GROUP ROMA - All right reserved     concept&web design_p'artners
Facebook Twitter