Transfemorali

Temporanee e definitive

Sancita la netta superiorità del sistema endoscheletrico su quello esoscheletrico (parte introduttiva Protesi di arto inferiore), in questa sezione verrà illustrato tutto il mondo delle protesi transfemorali modulari o endoscheletriche.

Le protesi transfemorali possono essere distinte tra temporanee e definitive.

La protesi temporanea transfemorale è costruita esclusivamente con sistema modulare o endoscheletrico, con la stessa struttura tubolare usata nella definitiva. Anche il ginocchio ed il piede protesico applicati dovrebbero essere quelli previsti per la protesi definitiva per garantire analoghi livelli di funzionalità. Tuttavia, poiché l’invasatura non consente un controllo ottimale della protesi, l’uso di ginocchi polifunzionali e/o piedi a restituzione di energia non è consigliabile in quanto il paziente non ne apprezzerebbe a pieno le superiori caratteristiche funzionali.
Nella protesi transfemorale temporanea la cosmesi in gomma espansa è del tipo standardizzato in quanto quella personalizzata verrà inserita sulla protesi definitiva.
La trasformazione da temporanea a definitiva avverrà con la sostituzione dell’invasatura e l’aggiunta dell’estetizzazione in espanso elastico su misura.


Protesi transfemorale modulare definitiva

Nella protesi transfemorale modulare definitiva il peso corporeo viene trasmesso all’invasatura quasi esclusivamente (circa l’80%) tramite la tuberosità ischiatica che poggia su una zona detta “appoggio ischiatico”. La restante (minima) parte del carico è trasferita attraverso le pareti dell’invasatura tramite le masse muscolari del moncone a contatto con queste (carico idrostatico) e nel cui caso l’invasatura si dice “ad aderenza” e tramite l’apice del moncone, solo se correttamente stoffato (tecnica osteomioplastica), nel qual caso si ha contatto su tutta la sua superficie e l’invasatura si dice “a contatto totale”.
L’invasatura può essere realizzata “a pareti rigide” (in legno, in resina da laminazione o in polipropilene termoformabile) o “flessibile”, caratterizzata da due ampie finestrature del telaio, una anteriore e una posteriore. Può inoltre essere realizzata con forma quadrilaterale o a contenimento dell’ischio, in genere associata al sistema a pareti flessibili.
Contrariamente a quanto avviene per le protesi per amputazione transtibiale e per disarticolazione di ginocchio, nelle quali per il loro ancoraggio al moncone vengono sfruttate delle sporgenze ossee (i condili femorali), in quelle per amputazione transfemorale l’assenza di prominenze ossee richiede soluzioni differenti. L’avvento della resina da laminazione e dei materiali termoformabili (polipropilene) ha consentito la diffusione dell’invasatura ad aderenza o a contatto totale che riproducono in maniera molto accurata la morfologia del moncone. Ciò ha permesso di adottare per l’ancoraggio (sospensione) dell’invasatura, il sistema detto “a sospensione pneumatica” o “a depressione”. L’intima adesione dell’invasatura al moncone è ottenuta estraendo, tramite una valvola a bottone posta nella parte distale dell’invasatura, l’aria che rimane al suo interno dopo l’introduzione del moncone. Questa operazione crea una differenza di pressione tra quest’ultimo e l’interno dell’invasatura determinando un “effetto ventosa”. Un sistema di sospensione alternativo a quello sopra descritto, è costituito dalla cuffia con ancoraggio terminale. Questa fornisce un ottimo comfort al moncone in quanto lo protegge dalle sollecitazioni essendo realizzata in gel di silicone, in uretano o in stirene.
La struttura della protesi, per ridurne il peso, può essere realizzata in lega leggera, in lega di titanio o in fibra di carbonio. Una interessante alternativa alle strutture rigide sopra de-scritte è rappresentata dal sistema Clever Bone. In esso la struttura tubolare è sostituita da due tubicini in carbonio che le conferiscono elasticità nel piano sagittale oltre a farla comportare come un compensatore torsionale. Ne risulta una deambulazione molto confortevole per il paziente. Il componente della protesi transfemorale che, senza dubbio, ha maggiore influenza sulle sue prestazioni è il ginocchio. Esso, infatti, deve garantire stabilità alla protesi sia nella posizione di ortostatismo, sia nelle fasi di appoggio, durante la deambulazione. I ginocchi at-tualmente più utilizzati sono dei sistemi meccanici passivi, azionati da particolari movimenti del moncone, effettuati all’interno dell’invasatura, che comandano il movimento di flesso-estensione dell’articolazione. Agli originari ginocchi monofunzionali con bloccaggio (in genere utilizzati con i pazienti geriatrici) manuale e articolati liberi (policentrico, a freno automatico, monoasse idraulico), negli ultimi anni, si sono affiancati i ginocchi polifunzionali, così detti perché sono caratterizzati dal possedere la funzionalità di più di un ginocchio monofunzionale.
Anche nella protesi transfemorale, l’evoluzione del piede protesico ha consentito di migliorarne in misura sensibile le prestazioni. Infatti, nei primi anni 80’, i tradizionali piedi Sach (acronimo di solid ankle-cushion heel ovvero tallone morbido, caviglia rigida) non articolati ed articolati (mono o pluriasse) furono affiancati dai piedi dinamici o ad accumulo-restituzione d’energia. Essi sono in grado di imprimere una spinta in avanti e verso l’alto alla protesi grazie alla restituzione di una parte, anche considerevole, dell’energia meccanica accumulata durante le fasi di carico.

DIVISIONE ORTOPEDIA - PROTESI
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